Make a Cube, le buone idee che diventano imprese

Seguire le start-up ad alto impatto ambientale e sociale nel loro percorso di crescita, favorendo lo sviluppo di idee imprenditoriali in grado di coniugare sviluppo e innovazione, occupazione e sostenibilità: Make a Cube3 – buone idee elevate ad impresa è il primo incubatore italiano specializzato nell’affiancamento delle idee di impresa ad alto impatto sociale e ambientale, mettendo a disposizione servizi di formazione, consulenza e una rete di partner che aiuti le start-up a moltiplicarne le proprie potenzialità di relazione. Anche al team di Make a Cube, nostro partner nell’edizione 2016 della Creative Business Cup, abbiamo posto 3 domande per conoscere meglio il loro lavoro nel settore delle industrie culturali e creative e il loro punto di vista in merito alla nostra business competition.

Conosciamo meglio il makeacube pensiero 😉

1. In che modo la vostra organizzazione supporta le industrie culturali e creative?

Make a Cubericonosce nel patrimonio culturale, materiale e immateriale, uno degli asset strategici per lo sviluppo economico e sociale dei territori. Al servizio di questo patrimonio, Make a Cube ha attivato in questi anni iniziative finalizzate:

  • all’emersione di best practice nazionali, contribuendo come preferred partener al lancio e gestione della prima e delle successive edizioni del bando cheFare;
  • alla definizione di indici di valutazione di impatto che affianchino quelli di carattere puramente economico;
  • alla messa in rete di esperienze creative nell’ottica di una contaminazione culturale e operativa. Con questo obiettivo Make a Cube ha colto con slancio la sfida lanciata dal Comune di Milano per la costruzione di un hub dell’innovazione (e contaminazione) culturale ed è tra i soci fondatori di OXA Srl, società che per i prossimi 18 anni gestirà BASE, uno spazio (di 12.000 mt quadri) di incubazione, contaminazione, coworking e progettazione partecipata e multistakeholder di innovazioni nel settore delle ICC;
  • al capacity building delle organizzazioni, profit e no profit, soprattutto rispetto alle competenze imprenditoriali e manageriali, in particolar modo supportando Regione Lombardia e Unioncamere nella ideazione ed erogazione di un percorso di formazione a valle del bando InnovaCultura, pensato per favorire il matching tra Istituzioni Culturali e imprese creative innovative (alcune delle quali startup);
  • all’incubazione e accelerazione per favorire la nascita e la crescita di nuove imprese creative e culturali, con specifico riferimento al programma di incubazione Innovazione Culturale, realizzato per conto di Fondazione Cariplo, volto a supportare team informali nello sviluppo di prodotti e servizi a forte carattere innovativo nella produzione e fruizione di contenuti culturali. Il programma è alla sue terza edizione e nelle prime due (2014 e 2015), ha portato alla nascita di 23 imprese culturali innovative (molte delle quali startup innovative ex lege 221/2012), che hanno ricevuto in aggregato funding per 2.350.000 €.

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2. Che valore può avere una competizione come la Creative Business Cup per le imprese creative Italiane?

L’esperienza maturata nel lancio di soluzioni innovative nel settore delle ICC ci insegna che le imprese creative possono agire come driver di innovazione cross settoriale, andando a modificare ed innovare non solo le modalità di fruire e produrre contenuti culturali, ma potendo fornire un contributo eccezionale nel rinnovamento delle strategie di business e customer relationship del sistema produttivo italiano.

Una competition di così alto standing è, pertanto, una opportunità unica per le imprese creative per presentarsi e accreditarsi presso una platea di addetti ai lavori e potenziali clienti di caratura internazionale. Inoltre, potendo entrare in contatto con esperti e player provenienti da tutto il mondo, le imprese creative partecipanti possono cogliere una incredibile opportunità per confrontarsi con le esigenze, i bisogni e le caratteristiche dei mercati internazionali. Questo contribuisce a trovare una risposta adeguata a due importanti problemi delle imprese creative (e non solo) italiane: difficoltà a progettare un prodotto/servizio che sia in grado di cogliere istanze e sfide di clienti provenienti da tutto il mondo, valorizzando l’incredibile vantaggio competitivo del nostro paese in termini di patrimonio culturale; possibilità di rivolgersi a un mercato potenziale che va oltre la domanda interna, limitata sia per dimensioni che per propensione all’innovazione.

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3. Tenendo conto che i criteri di selezione della competizione sono originalità, creatività, scalabilità, impatto sociale delle proposte, cosa suggerireste a chi sta partecipando alla CBC Italia 2016?

Spendete il tempo necessario per identificare bisogni reali e frustrazioni nel loro soddisfacimento da parte di quello che pensate essere il vostro target di riferimento.

Costruite dal giorno 0 una relazione continuativa con i vostri utenti, beneficiari e clienti, in modo da co-progettare con loro la vostra soluzione e identificarne i tratti di distintività e vantaggio competitivo.

Siate rapidi nel testare e verificare con piccoli (ma robusti) test  le principali assunzioni ed ipotesi alla base del vostro prodotto/servizio, facendo al contempo emergere il potenziale del modello di impatto (sulla collettività, su sistema culturale, su particolari fasce di utenza) sotteso al vostro prodotto/servizio.

Validate anche su piccola scala, ma pensate in grande da subito, non ponendo confini artificiosi al vostro mercato potenziale e pensate in modo creativo e non convenzionale a soluzioni efficaci e intelligenti per il vostro go-to-market.

Siate in grado di provare e fornire evidenze e dati a supporto di ciò che dichiarate in termini di proposta di valore, meccanismi di monetizzazione e capacità di acquisizione utenti/clienti. Non affannatevi a cercare soldi dagli investitori o da filantropi, ma dai vostri clienti: solo dopo un primo periodo di bootstrapping potrete dimostrare di aver capito come utilizzare in modo efficace i soldi di terzi.

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